giovedì 24 maggio 2012

GELA, operazione “Black hole” della Guardia Costiera: sotto accusa dirigenti Eni per inquinamento



A conclusione di complessi accertamenti condotti dai militari della Guardia Costiera di Gela e del Nucleo Speciale d’Intervento del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto di Roma sugli interventi di bonifica della “Vasca A zona 2”, meglio nota agli addetti ai lavori della Raffineria di Gela come “Buco Nero”, la Procura della Repubblica di Gela, che ha diretto e coordinato le indagini, ha emesso avvisi di conclusione indagini contestando diverse fattispecie di reato.

La Vasca A zona 2, costituita da una fossa lunga 90 metri, larga 70 metri e profonda 8,5 metri, estesa per circa 6300 metri quadrati e con volume di circa 53.000 metri cubi, è situata nell’area della vecchia discarica all’estremità orientale del complesso del petrolchimico Eni.

La vasca è stata realizzata in terra e priva, sul fondo e sui lati, di impermeabilizzazione naturale o artificiale utile al confinamento dei rifiuti tossico-nocivi contenuti al suo interno. Nella vasca sono state progressivamente accumulate migliaia di tonnellate di rifiuti oleosi e solidi di vario tipo, prodotti nei primi 25 anni di attività del petrolchimico gelese.

GELA, rifiuti pericolosi in capannone Raffineria Eni: denunce a dirigenti per reati ambientali




Nell'ambito di indagini dirette e coordinate dalla Procura della Repubblica di Gela sulla gestione di rifiuti pericolosi contenenti amianto derivanti dalla scoibentazione di linee ed altri impianti della Raffineria di Gela, i Militari della Guardia Costiera di Gela e dell'N.S.I. di Roma, congiuntamente a Personale della Provincia Regionale di Caltanissetta - Settore Territorio e Ambiente e a Personale dell'Azienda Sanitaria Provinciale 2 di Caltanissetta - Servizio S.PRE.SAL, a seguito dell'ispezione disposta dalla Procura di Gela, hanno proceduto al sequestro di tre locali, ubicati in una vecchia e fatiscente costruzione in cemento armato già in uso alla Polimeri Europa e ora di proprietà della Raffineria di Gela S.p.A., utilizzati come deposito temporaneo di rifiuti pericolosi.

venerdì 30 marzo 2012

Vivaio, arrestati Nello Giambò e Michele Rotella

A Munafò (ergastolo) ordinanza consegnata dietro le sbarre. Polemica sindaco di Furnari-TirrenoAmbiente 


Riccardo D'Andrea
Tratto da Gazzetta del Sud del 30/03/2012

messina
Tintinnano le manette dopo la sentenza di primo grado dell'operazione antimafia "Vivaio". Il primo arresto eccellente riguarda Sebastiano Giambò, 64 anni, già presidente del Consiglio di amministrazione della società per lo smaltimento dei rifiuti "TirrenoAmbiente spa", nonché ex sindaco di Mazzarrà Sant'Andrea, comune del quale è originario.
All'alba di ieri, i carabinieri della Sezione anticrimine di Messina, in stretta collaborazione con i militari dell'Arma della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto e di Messina, hanno dato esecuzione all'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa mercoledì sera dalla Corte d'assise di Messina, su richiesta dei pubblici ministeri Giuseppe Verzera, della Direzione distrettuale antimafia peloritana, e Francesco Massara, della Procura della Repubblica della città del Longano.
Il "professore" Giambò deve scontare 14 anni di reclusione, poiché ritenuto colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa. Analogo provvedimento è stato notificato a Michele Rotella, 72 anni, imprenditore barcellonese, al quale sono stati inflitti 12 anni di reclusione per associazione mafiosa, previa riqualificazione dello stesso reato nell'ipotesi di concorso esterno.

mercoledì 28 marzo 2012

MESSINA: SENTENZA PROCESSO “VIVAIO”, ECOMAFIE RISARCISCONO LEGAMBIENTE


Comunicato stampa

Condanne per 130 anni di carcere e un ergastolo contro la cosca dei mazzaroti

Prima sentenza in Sicilia che certifica l’ingerenza della mafia
nell’affare rifiuti

Per la prima volta le ecomafie devono risarcire un’associazione ambientalista

Un processo senza precedenti, andato a sentenza in tempi brevi. È il processo Vivaio che oggi alle ore 19, con la lettura della sentenza presso la Corte di Assise del Tribunale di Messina ha confermato il piano accusatorio dell’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Messina che ha fatto emergere gli enormi interessi illeciti gestiti nel barcellonese dalla cosca mafiosa dei mazzaroti. Un intreccio che va dall’omicidio all’estorsione, dagli appalti all’interno della discarica di Mazzarà S. Andrea, fino allo smaltimento illecito di rifiuti speciali.
Gli imputati sono stati condannati per 130 anni di carcere ed un ergastolo.
L’esito del dibattimento ha confermato l’impianto accusatorio sostenuto dalla DDA di Messina che ,insieme ai Carabinieri del Ros, ha svolto un lavoro esemplare: alle loro indagini va il merito di aver svelato il complesso meccanismo di affari che ruotavano intorno alla discarica di Mazzarrà Sant’Andrea ed alla gestione dei rifiuti speciali.
La sentenza pronunciata nel processo “Vivaio” costituisce un importante precedente in Italia per i tempi rapidissimi di svolgimento del processo ma soprattutto per aver svelato i meccanismi dietro il business dei rifiuti e, per la prima volta, in un processo per mafia, il riconoscimento di un risarcimento per le associazioni ambientaliste.
Nella sentenza è stata riconosciuta a Legambiente Sicilia una provvisionale di 50 mila euro.
“Si tratta di un risultato importante -  ha commentato Tiziano Granata Responsabile dell’Osservatorio Regionale sulle Ecomafie di Legambiente Sicilia.  Per la prima volta in Italia, viene riconosciuto ad un’associazione ambientalista un risarcimento per il ruolo svolto sul territorio in termini di analisi, controllo e contrasto rispetto ai reati ambientali ed in particolare al fenomeno delle ecomafie”
Proprio la presenza di Legambiente all’interno del processo, rappresentata e difesa al meglio dall’Avv. Aurora Notarianni, componente del Centro di Azione Giuridica Legambiente Sicilia presieduto dall’Avv. Nicola Giudice,  ha permesso di inquadrare il modus operandi della cosca mafiosa di Mazzarrà all’interno del sistema ecomafia.  





Mafia, 16 condanne e 4 assoluzioni al processo Vivaio per boss e fiancheggiatori dei mazzarroti

Messina, 28.03.2012 :
Un ergastolo (per l'omicidio del camionista Rottino), 15 condanne per boss, gregari e fiancheggiatori esterni, 4 assoluzioni e nessuno sconto per i collaboratori di giustizia Carmelo Bisognano e Alfio Giuseppe Castro, Molti colpi di scena alla sentenza di primo grado sul processo Vivaio, che ha documentato il pesante controllo della zona di Mazzarrà da parte del clan. Condannati anche i vertici di TirrenoAmbiente e i dirigenti Ato. 

Un ergastolo, 15 condanne a pene dai 24 ai 2 anni, quattro assoluzioni totali e alcune assoluzioni parziali. E’ arrivato che erano quasi le 20 il verdetto di primo grado del processo Vivaio, dopo tre giorni di camera di consiglio della Corte d’assise (presidente Salvatore Mastroeni).

Alla sbarra capi, gregari e fiancheggiatori del clan di Mazzarrà Sant’Andrea, la frangia violenta della famiglia barcellonese che fa affari con la gestione delle discariche e lo smaltimento dei rifiuti. Un verdetto zeppo di colpi di scena e molte conferme attese.

Ecco nel dettaglio le condanne: l’ergastolo per Aldo Nicola Munafò, 24 anni per Tindaro Calabrese, già al 41 bis; 14 anni per Agostino Campisi, Nunziato Siracusae Sebastiano Giambò; 12 anni per Carmelo Salvatore Trifirò e l’imprenditore Michele Rotella, 8 anni per Salvatore Campanino;2 anni per Bartolo Bottaro, Antonino Calcagno, Aurelio Giamboi, Cristian Giamboi,Thomas Sciotto, Giuseppe Triolo. Ancora: 10 anni all’ex boss pentito CarmeloBisognano, 15 anni all’acese Alfio Giuseppe Castro, anche lui collaborante.

Assolti totalmente Maria Luisa Coppolino, Salvatore Fumia, Giacomo Lucia e Stefano Rottino. Scarcerato, anche se la condanna è pesante, Trifirò. 

Un verdetto che si discosta in molti punti dalle richieste dell’accusa, rappresentata dal pm della Dda Giuseppe Verzera e dal collega della procura ordinaria di Barcellona, Francesco Massara.

Più alte ad esempio, e non di poco, le pene stabilite per i due collaboratori, l’ex boss Melo Bisognano ed Alfio Giuseppe Castro, considerato a suo tempo il garante degli interessi di Santapaola nel barcellonese. Per entrambi la corte ha escluso i benefici ex articolo 8, quelli cioè riconosciuti ai collaboratori di giustizia. Non una sorpresa nel caso del catanese, per il quale anche l’accusa aveva chiesto il non riconoscimento dei benefici dovuti allo status di pentito.

Per valutare il perché della decisione dei giudici bisognerà attendere le motivazioni, ed in particolare le valutazioni relative alla loro credibilità in generale e più nello specifico in relazione alle vicende sulle quali hanno riferito nell'ambito di questo processo, nel quale sono stati ascoltati anche l'altro collaboratore, l'ex dirigente di Tirreno Ambiente Enzo Marti (giudicato in abbreviato) e uno dei pricipali testimoni, l'imprenditore Giacomo Venuto, assistitto dalle associazioni antiracket. Il costruttore di Merì, ad esempio ha fornito una versione molto diversa rispetto a quella di Castro dell'estorsione ai suoi danni. 

Pesante la condanna per il “barone” Rotella, parzialmente assolto, per il quale tuttavia l’accusa principale è stata riqualificata da associazione mafiosa a concorso esterno. L’accusa aveva sollecitato per lui la condanna a 16 anni.

Ventiquattro anni e non 30 come chiesto dall’accusa per il boss Tindaro Calabrese. Ancora: assolto, a fronte di una richiesta di condanna a 10 anni, Stefano Rottino, fratello di Antonino, ucciso nell’estate 2006 nell’ambito della faida interna al clan.  E se le stangate sono arrivate per tutti i principali gregari del clan, da Agostino Campisi a Stefano Giamboi, per i fiancheggiatori e la “manovalanza” è stata esclusa l’aggravante di essere tra i promotori dell’associazione ed è stata stabilita la pena di due anni di reclusione. 

Tra i condannati, ad esempio, Il camionista Thomas Sciotto, alla guida dei camion che smaltivano il pastazzo e i rifiuti sia sui mezzi delle società dei boss sia quando i subappalti venivano affidate a ditte vicine al clan. 

Spiccano le condanna a 2 anni per Bartolo Bottaro, ex direttore della Pectine industrie, attuale assessore all’Ambiente del comune di Pace del Mela. Ma soprattutto la "stangata" inflitta a Sebastiano Giambò, presidente di Tirreno Ambiente. Tutti i condannati sono stati interdetti dai pubblici uffici e a contrarre con le pubbliche amministrazioni.

Questi i passaggi salienti della sentenza di stasera, che anche per quel che riguarda le parti civili rappresenta una sentenza storica. Per Messina è certamente il primo e vero processo per ecomafie. Il blitz dei carabinieri scattò nell’aprile del 2008 con 15 arresti. Le indagini invece presero il via proprio con l’omicidio di Antonino Rottino.

Al centro dell'indagine la vita del clan  di Mazzarrà  e i principali affari dal 2003 in poi: il business rifiuti, con lo smaltimento e le assunzioni alle società che gestivano le discariche di Mazzarrà e Tripi, TirrenoAmbiente e l’Ato comprensoriale, lo smaltimento illecito del pastazzo, cioè lo scarto della lavorazione degli agrumi, le estorsioni alle imprese edili titolari di importati commesse pubbliche: le gallerie autostradali e ferroviarie, ad esempio, passando per la faida interna al gruppo, nata dal contrasto tra la famiglia di Bisognano, negli anni in cui il boss era in carcere, e il reggente Tindaro Calabrese, ansioso di emergere, forte dell’alleanza col reggente dei barcellonesi, Carmelo D’Amico, e i contatti con i palermitani, in particolare con i Lo Piccolo. Faida culminata nell’omicidio di Rottino.

Agli atti dell’inchiesta anche un interessante capitolo sulla capacità del clan di pilotare le amministrative dei comuni locali, in particolare le elezioni amministrative di Furnari, comune poi sciolto dal Governo nel 2010 proprio per infiltrazioni mafiose. 

di Alessandra Serio 



















  

lunedì 19 marzo 2012

Ecomafie, i pentiti parlano del racket del pastazzo dopo l'attentato alla Candith Fruit


Tratto da: www.normanno.com

Messina, 19.03.2012 :
L'ex affiliato dei barcellonesi oggi pentito, Santo Gullo, ha svelato in aula alcuni retroscena sul controllo dei clan nel settore dello smaltimento degli scarti di agrumi. Qualche giorno fa il titolare di una delle imprese piu' grosse del settore ha denunciato di aver subito un pesante atto intimidatorio. Nel racconto del pentito anche i viaggi a Milano per il traffico di armi e la latitanza dorata dei Lo Piccolo a Falcone.
Lungo pomeriggio, quello di oggi, per i giudici della Corte d'appello (presidente Faranda) che si occupano del processo stralcio Sistema 2. Alla sbarra l'ex boss del clan di Mazzarrà Sant'Andrea, oggi pentito, Carmelo Bisognano, e il reggente dei barcellonesi oggi al carcere duro, Carmelo D'Amico, accusati da Maurizio Marchetta, ex vice presidente del consiglio comunale di Barcellona e imprenditore edile, di aver vessato le imprese di famiglia per almeno un decennio. Sul banco dei testimoni due pentiti chiave, il brolese Santo Lenzo, l'uomo che per i Bontempo Scavo di Tortorici teneva i contatti con i barcellonesi e si occupava dei lavori nella propria zona, e Santo Gullo, il meccanico di Oliveri passato alla collaborazione della giustizia all'inizio dello scorso anno, dopo il pentimento del capo, Melo Bisognano.

 

sabato 10 marzo 2012

TOXIC EUROPE

   

Toxic Europe, un documentario di inchiesta co-prodotto da DailyBlog.it, che indaga e racconta il traffico di rifiuti intra-europeo, è stato premiato al Premio Ilaria Alpi con il 'Best International Organised Crime Report".

lunedì 5 marzo 2012

MESSINA: PROCESSO VIVAIO, OGGI LE CONCLUSIONI DI LEGAMBIENTE

si svolgerà questa mattina presso la Corte d'Assise del Tribunale di Messina l'arringa dell'avvocato di Legambiente Aurora Notarianni costituita parte civile nel processo Vivaio contro le cosche mafiose del barcellonese che avevano messo le mani sulla gestione dei rifiuti e sugli appalti legati alla gestione della Discarica di Mazzarrà Sant'Andrea.

venerdì 2 marzo 2012

Mangime dopato, sequestro nel barcellonese



Maxi operazione del Nucleo Antisofisticazione dei Carabinieri di Catania e delle procure etnea e di Barcellona pozzo di Gotto su uno stabilimento della provincia messinese che commercializzava mangime dopato per bovini. Sequestrati complessivamente 18 tonnellate di mangine e 82 capi di bestiame per circa 300 mila euro di valore.
 Il sequestro è scattato dopo le analisi di 2 tonnellate del foraggiamento per i bovini, analisi che hanno rilevato la presenza di clenbuterolo, un pericoloso anabolizzante mescolato al cibo per favorire la crescita prematura del bestiame.
 Sigilli preventivi anche ad altri 11 tonnellate di mangime prodotte dallo stesso stabilimento, per evitare che finisse sul mercato prima delle analisi, infine ad ulteriori 5 tonnellate dello stesso cibo e 82 capi di bestiame, cresciuti in un'azienda agrotecnica della zona e nutriti con quel prodotto. 
AMNOTIZIE.IT

domenica 19 febbraio 2012

IL LIBRO: TOXICITALY

LA GESTIONE ILLEGALE DEI RIFIUTI È PARTE DELLO SVILUPPO ECONOMICO DEL NOSTRO PAESE. CHI SONO I MERCANTI DI VELENI? È SOLO LA MALAVITA A CONTAMINARE L’ITALIA?
Sono stati armati e coccolati dall’intera classe dirigente di questo Paese. I «mercanti di veleni» sono una costola del capitalismo. O meglio, ne sono stati la premessa. Sono il tratto tipico dell’economia criminale, sono delinquenti ma anche imprenditori spavaldi e pronti a tutto, conoscono le leggi e le sanno violare, frequentano i salotti della politica con i suoi ammiccamenti, conoscono i paesi con le loro strade, chi comanda e chi soggiace, le discariche da usare e riusare, le campagne da violentare, fiumi, torrenti, cave e semplici terreni da avvelenare e maledire. Hanno come paravento aziende e inestricabili intrecci societari. Come moderni carovanieri riempiono camion e camion, attraversando in lungo e in largo la Penisola. Come i trafficanti di droga seminano morte, ma non fanno notizia, non creano allarme sociale. Quella di Antonio Pergolizzi è un’inchiesta a tutto tondo che parte da lontano, ovvero da quando colpevoli scelte politiche e industriali hanno lasciato per decenni l’Italia in una sorta di limbo dove non c’erano leggi e, quando c’erano, non si applicavano. In questo limbo si sono create le condizioni ideali per favorire il mercato illegale e il business delle ecomafie.

venerdì 23 dicembre 2011

CASTELL'UMBERTO (ME): LEGAMBIENTE E LAV PREMIANO FORZE DELL'ORDINE E VOLONTARI CONTRO LE CORSE CLANDESTINE DI CAVALLI


Gli Osservatori contro le ecomafie e zoomafie delle due associazioni
ambientaliste nell’ambito del convegno “la pista di sabbia sugli
affari delle zoomafie hanno consegnato un riconoscimento ai
Carabinieri e alla Questura di Messina.

Forze dell’Ordine, Legambiente, Lav e Facoltà di Veterinaria
dell’Università di Messina insieme per contrastare il fenomeno delle
corse clandestine di Cavalli attraverso il progetto per la
realizzazione di un centro di recupero e riabilitazione dei cavalli
sequestrati nelle corse clandestine.





“Per essersi distinti nelle azioni di contrasto al fenomeno delle
corse clandestine di cavalli nella città di Messina”. È questo la
scritta che riportano le due targhe consegnate lunedì 19 dicembre al
Cineforum di Castell’Umberto ai rappresentati di Carabinieri e Polizia
della Provincia di Messina. A ritirare il riconoscimento per i
Carabinieri il Maggiore Piero Vinci Comandante reparto Operativo
Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Messina
che ha condotto l’operazione Piste di Sabbia e il Capitano David
Pirrera Comandante della Compagnia di sant’Agata di Militello.
Per la Questura di Messina il premio è stato ritirato dal Commissario
Capo Giuliano Bruno, Dirigente del Commissariato di Polizia di Capo
d’Orlando.
A consegnare le targhe i rappresentati del Circolo di Legambiente
Nebrodi, dell’Osservatorio Regionale Ambiente e Legalità di
Legambiente Sicilia e dell’Osservatorio nazionale Zoomafia della LAV
(Lega antivivisezione) che insieme all’Associazione CESAS - Centro
Scientifico per l’Ambiente e la Sicurezza , hanno organizzato il
convegno sul tema “LA PISTA DI SABBIA. Gli affari delle zoomafie, i
maltrattamenti e il recupero dei cavalli impiegati nelle corse
clandestine” al quale ha partecipato una rappresentanza dell’Istituto
professionale per l’Agricoltura di capo d’Orlando e dell’Istituto
Comprensivo di Castell’Umberto.
L’iniziativa si inserisce nell’ambito delle attività di
sensibilizzazione a seguito del sequestro di due cavalli “salvati”
dalla pratica delle corse clandestine a Messina ai quali è stato dato
ampio risalto dalla trasmissione Striscia la Notizia. L’Osservatorio
Regionale Ambiente e Legalità di Legambiente Sicilia, il Circolo di
Legambiente Nebordi, il Comune di Castell’Umberto affidatario degli
animali e l’Associazione CESAS Onlus  stanno portando avanti un
programma per la loro riabilitazione e rieducazione.
Dopo i saluti dei Consiglieri Comunali Manuel Manera e Antonino
Merlina, nel corso del convegno sono intervenuti il dott. Tiziano
Granata Responsabile Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente
Sicilia che oltre a sottolineare il disinteresse degli Amministratori
della Città di Messina che nulla fanno per contrastare il fenomeno, ha
illustrato l’idea progettuale di realizzare con i fondi PON Sicurezza
il primo Centro di recupero e riabilitazione dei cavalli provenienti
dalle corse clandestine.  È poi toccato al criminologo dott. Ciro
Troiano autore dell’annuale rapporto zoomafia della Lav e responsabile
dell’Osservatorio Nazionale Zoomafia analizzare il fenomeno delle
corse clandestine di cavalli evidenziando come il 90 % delle corse
clandestine nel 2010 sono state bloccate proprio in Sicilia. Di
elevato valore scientifico e formativo gli interventi della sessione
scientifica del convegno. La dott. ssa Marilena Manera Medico
veterinario dell’Associazione CESAS Onlus e dottoranda presso la
facoltà di veterinaria dell’Università di Messina ha spiegato il
programma di recupero adottato per i due cavalli e i rischi del doping
legati anche al consumo di carne di cavallo proveniente da
macellazione clandestina. A seguire le relazioni della  Prof.ssa Ester
Fazio della Facoltà di Medicina Veterinaria di Messina e del Dott.
Matteo Allone dell’ASP 5 di Messina.
Legambiente e Lav hanno voluto consegnare anche un premio speciale per
l’impegno di volontariato che hanno prestato le veterinarie la
dott.ssa Marilena Manera ed Elena Mangano che seguono  le condizioni
di salute dei due cavalli sequestrati e i due esperti di cavalli Dario
Bongiorno e Santo Faranda entrambi di Sinagra che curano la parte
della rieducazione comportamentale.
A concludere è stato Salvatore Granata, del direttivo di Legambiente
Sicilia che ha sottolineato l’importanza di fornire strumenti alle
forze dell’Ordine  e della collaborazione che è nata tra Associazioni
Ambientaliste ed Animaliste, Forze dell’Ordine ed Enti pubblici per
contribuire a sensibilizzazione e contrastare il fenomeno delle corse
clandestine.